La delega fiscale ha portato a casa 21 decreti attuativi e 8 Testi unici. In totale 29 decreti, approvati in via definitiva con un chiaro obiettivo: non gravare sui conti pubblici. L’attuazione della riforma ha dovuto fare i conti con le scarse risorse a disposizione arrivate in prevalenza dallo stop all’Ace. Anche per questo non è stato possibile mettere mano a Iva e Irap. Sull’Iva la delega aveva messo in agenda l’obiettivo di ‘razionalizzare il numero e la misura delle aliquote dell’Iva secondo i criteri posti dalla normativa UE’. Sull’Irap la delega puntava a un graduale superamento dell’imposta, dando priorità a società di persone e associazioni senza personalità giuridica costituite tra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni, e istituire una sovraimposta. Il tutto assicurando sempre l’invarianza del carico fiscale. Nella delega, inoltre, non risulta la revisione della tassazione dei redditi di natura finanziaria. L’idea era quella di prevedere un’unica categoria reddituale nel segno dell’onnicomprensività. Anche in tal caso ha pesato la difficoltà di reperire risorse.