Ieri mattina l’Istat ha confermato il disavanzo al 3,1% del Pil. Rammaricato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per la mancata uscita dalla procedura europea d’infrazione sui conti pubblici. L’Italia aveva sperato di riuscirvi anticipatamente già quest’anno. Tutto rimandato al 2027. La volontà del Governo è quella di impostare la prossima legge di Bilancio improntata alla prudenza. Nell’Esecutivo si valuta l’opportunità di insistere con Bruxelles sull’attivazione della clausola di salvaguardia per energia e difesa. Questo consentirebbe all’Italia di spendere 36 miliardi fino al 2028 senza che questi vengano conteggiati nei limiti della spesa netta imposti dalle regole Ue. Tuttavia, questi 36 miliardi rientrerebbero nel calcolo del deficit, allontanando la discesa sotto il 3% del Pil e l’uscita dalla procedura d’infrazione. Sono dispiaciuta ha detto la premier Meloni aggiungendo: ‘abbiamo fatto un lavoro molto complesso che ci ha portato a ridurre il deficit dall’8,1 al 3, 08%. Quindi il classico ha fatto 30, eri molto vicino al 31’. (Ved. anche Il Sole 24 Ore: ‘Deficit, resta la procedura Nuove incognite sulla spesa extra in energia e difesa’ – pag. 2)